MAGENES

 

Siamo lieti di darvi un breve assaggio di Blackbeard, sulla vita e le avventure del famigerato pirata Barbanera.

l’autore   Annamaria “Lilla” Mariotti è nata a Camogli, dove vive e lavora.

Collabora con le riviste americane Lighthouse Digest e The Keeper’s Log, per le quali scrive articoli sui fari italiani.

Ha pubblicato Fari (White Star), Il Tonno, le tonnare che parlano genovese (Feguagiskia Studios) e numerosi libri legati al mare.

Nel 2006 ha ricevuto dalla Guardia Costiera il premio “Navigare informati”.

È membro dell’American Lighthouse Foundation, socio onorario dell’American Lighthouse Society e membro associato della Società Capitani e Macchinisti Navali di Camogli.

il tema    Tra fantasia, storia e leggenda, Lilla Mariotti ricostruisce la vita e le avventure del famigerato pirata Barbanera, uno dei bucanieri più temuti di tutti i tempi.

Mai un filibustiere dalla carriera tanto breve – le sue avventure conosciute sono durate solo venti mesi – è riuscito a circondarsi di un’aura di mistero così impenetrabile, suscitando un fascino imperituro.

Sulla vita di Edward Teach (questo il suo vero nome) si hanno poche informazioni certe. Probabilmente nacque nel 1680 a Bristol, si sposò quattordici volte e con la sua Queen Anne’s Revenge catturò e depredò centoquaranta navi.

Per via della sua immagine e dei modi che terrorizzavano sia le sue vittime sia l’equipaggio è entrato nella leggenda: si dice che sparasse alle gambe dei suoi uomini per mantenere la disciplina a bordo, che bevesse rum mischiato con polvere da sparo e che quando andava all’attacco la sua figura e il suo aspetto portassero il terrore tra gli equipaggi delle navi assalite.

 

Per la prima volta, con la sua nuova nave,

Blackbeard

affrontava un arrembaggio

e lo fece nel modo più plateale possibile:

infilò sotto il cappello delle micce, come quelle usate per i cannoni,

intrise nel salnitro e nel succo di limone, per farle bruciare più lentamente,

poi,

prima di saltare sulla nave,

le accese,

e questo insieme di fumo e fiamme che gli contornavano la testa

aveva reso il suo aspetto così diabolico

che sicuramente affrettò la resa dell’equipaggio.





CAPITOLO II

IL MISTERO BARBANERA


Tra fantasia, storia e leggenda si vogliono qui ricostruire la vita e le avventure del famigerato Barbanera, uno dei pirati più temuti di tutti i tempi.

All’inizio delle mie ricerche per scrivere la storia di questo filibustiere era necessario recarsi direttamente in North Carolina, nei luoghi dove egli aveva trascorso l’ultima parte della sua vita. Mete imperdibili erano l’isola di Ocracoke, gli Outer Banks, la città di Beaufort e il suo museo. Qui sono conservati i reperti portati alla luce in questi ultimi anni da una spedizione subacquea che sta cercando di recuperare la nave ammiraglia di Barbanera, la Queen Anne’s Revenge, affondata proprio davanti a Beaufort in pochi metri d’acqua e sepolta dalla sabbia. È stato possibile osservare da vicino alcuni di quei reperti ancora in fase di trattamento dopo la lunga permanenza nell’acqua marina e incontrare il capo del team di archeologi subacquei, Mr. Dave Moore.

È stata necessaria una piantina fornita dal Museo di Beaufort per trovare Hammock House, una casa costruita nel 1709, dove, secondo una leggenda locale, il pirata viveva quando si trovava in quella città e che pare sia ancora infestata dagli spettri delle sue vittime. Si tratta di una bella costruzione in legno, dipinta di bianco, con un patio coperto sul davanti che ora si trova oltre il lungomare, in un dedalo di viuzze, nascosta in mezzo ad altre abitazioni, ma che ai tempi di Barbanera si affacciava direttamente sul mare. Infatti il pirata usava arrivare davanti alla porta con la propria barca dopo aver ormeggiato il suo vascello al largo. Qui,

si dice, scaricava il suo bottino e nascondeva i prigionieri per cui intendeva chiedere un riscatto.

Questa casa è sempre stata abitata, ma i proprietari, per tenere lontani gli eventuali curiosi che volessero bussare alla loro porta per avere informazioni sul pirata e per scoraggiare anche i più arditi, hanno posto all’ingresso un bel cartello artisticamente decorato sul quale è scritto che in quella stessa abitazione “avevano trovato dimora molti capitani pirati, tra cui il famoso Barbanera”.

Esistono molti libri scritti in epoche diverse e da differenti autori, che parlano del celebre pirata. Uno di questi, A General History of the Robberies & Murders of the most notorious Pirates (Storia generale delle rapine e degli assassinii dei più celebri pirati), è stato scritto da un non meglio identificato capitano Charles Johnson e pubblicato nel 1724. Il capitolo dedicato a Blackbeard inizia così: “Edward Teach was a Bristol man born”, cioè lo scrittore asserisce che il pirata Barbanera era nato a Bristol, in Inghilterra, cosa che dovrebbe essere veritiera visto che è stata scritta pochi anni dopo la morte del bucaniere. Charles Johnson è un uomo misterioso. Benché scriva di pirati, quasi tutti suoi contemporanei, nessuno sa chi sia perché non c’è nessuna traccia di lui. Per un certo periodo era stata avanzata l’ipotesi che si trattasse di Daniel Defoe, l’autore di Robinson Crusoe, o che fosse lui stesso un pirata e che avesse usato uno pseudonimo per raccontare le avventure di altri bucanieri. Sono state fatte ricerche che non hanno portato a niente e Johnson è rimasto un mistero. I suoi scritti originali, in due volumi, sono conservati presso la East Carolina University e sono ancora oggi un punto di riferimento per chiunque voglia scrivere storie di pirati.

Un altro personaggio ha dedicato un intero saggio a Barbanera. Si tratta del compianto Prof. Robert E. Lee, già docente di legge alla Wake Forest University di Winston-Salem nel North Carolina.

Tutto questo per arrivare a dire che più si leggeva e meno si riuscivano ad avere notizie certe sul pirata Barbanera, tanto quest’uomo ha saputo crearsi un alone di mistero e di leggenda che lo ha sempre circondato sia da vivo sia da morto. Lo stesso Dave Moore ha detto che, nonostante siano stati portati alla luce più di duemila manufatti dallo scafo immerso nella sabbia, non si può ancora essere sicuri che si tratti veramente della Queen Anne’s Revenge, finché non si riuscirà a portare alla luce qualche oggetto identificabile. Ogni volta che si cerca di approfondire un argomento riguardante il pirata, come il luogo e la data di nascita, la sua infanzia, la giovinezza e le sue imprese, è tutto un: “Non siamo sicuri che il suo vero nome fosse Teach, non è stata trovata traccia di persone con questo nome a Bristol, ma negli antichi documenti sono citate famiglie chiamate Drummond, siamo quasi certi che questo fosse il suo vero cognome…” È tutto un “quasi”, un “forse”, un “può essere”, e allora come fare? Ecco che la fantasia supera la realtà e bisogna avventurarsi in acque pericolose per ricreare quella parte di vita del pirata di cui non si sa nulla. Tutto questo fino al 1716, quando Edward Teach fa la sua apparizione in carne e ossa nella storia e allora, abbandonata la fantasia, non resta che seguire passo passo le tracce di quest’uomo. Il romanzo si trasforma in storia e si passa ai fatti reali.

È proprio in quest’epoca che Barbanera – che d’ora in poi chiameremo con il suo pseudonimo, Blackbeard, perché Barbanera è un nome buffo e Blackbeard non lo era affatto – comincia a essere nominato, e allora è diventato possibile ricostruire la vita e le innumerevoli imprese di questo pirata, uno dei più feroci e spaventosi che abbiano mai solcato le azzurre acque dei Caraibi e quelle scure dell’oceano Atlantico nel primo ventennio del XVIII secolo.

Fra i tanti pirati su cui è stato necessario documentarsi durante questa ricerca, nessuno è più sfuggente e misterioso di Blackbeard, eppure era un uomo con una forte personalità e un gran senso dell’umorismo, anche se forse un po’ macabro. Mai un pirata con una carriera così breve – le sue avventure conosciute sono durate solo venti mesi – è riuscito a creare di se stesso un’immagine unica e a circondarsi di mistero e di leggenda, lasciando una traccia così forte e suscitando tanta curiosità sulla sua vita e le sue gesta di cui ancora oggi si parla.

Era anche un uomo dalle mille sfaccettature: terrore per le navi che abbordava, ma anche un compagnone per il suo equipaggio, al quale giocava spesso degli scherzi, anche se un po’ macabri. Gran bevitore, ma mai ubriaco, e anche un gran romanticone: amava il gentil sesso e la leggenda che lo accompagna sostiene che si sia sposato ben quattordici volte. Pare che non gli piacesse molto indulgere con le facili donne dei bordelli e delle taverne che frequentava a terra, e che se tra di loro ce n’era una che lo colpiva in modo particolare, finché la nave stava in porto, quella era la sua unica ragazza. Era per questo che la sposava, perché potesse godere di tutti i vantaggi di essere la moglie del grande uomo, il quale, quando ripartiva, la lasciava a terra senza tanti complimenti e se ne dimenticava. Se siano nati o meno dei rampolli da queste unioni non è dato sapere.

Ma chi era Blackbeard? Un diavolo incarnato, poiché i suoi stessi uomini sostenevano che avesse fatto un patto con il demonio, che giuravano di avere visto a bordo in più di un’occasione, oppure un lucido folle che aveva creato per se stesso un personaggio così terrificante da spaventare i nemici al solo vederlo e costringerli ad arrendersi, alle volte senza neanche combattere?

Seguiamolo nelle sue avventure e cerchiamo di scoprirlo